Sant'Agata del Bianco: il paese di Saverio Strati

Il piccolo borgo nel cuore dell'Aspromonte ha dato i natali, nel 1924, ad uno dei maggiori scrittori calabresi. Suoi i celebri "La conca degli aranci" e "L'uomo in fondo al pozzo", entrambi editi da Mondadori.

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Sant'Agata del Bianco: il paese di Saverio Strati

Nasce nel 1924 a Sant'Agata del Bianco, ridente centro nel cuore dell'Aspromonte, uno dei maggiori scrittori calabresi, Saverio Strati. Da ragazzo interruppe gli studi dopo il conseguimento della licenza elementare per intraprendere il mestiere di muratore, pur continuando a coltivare la sua passione per lo studio e la lettura. Tra le sue letture annoveriamo Quo vadis di Henryk Sienkiewicz, i romanzi di Dumas e I Miserabili di Victor Hugo.

Al termine della seconda guerra mondiale, riprese finalmente gli studi interrotti. Si appassionò così alla lettura di grandi scrittori come Croce, Tolstoj, Dostoevskij, Verga. Nel 1949 conseguì la licenza liceale classica e si iscrisse all'Università di Messina; inizialmente, per assecondare la volontà dei genitori, seguì le lezioni di Medicina, ma dopo un breve periodo passò alla Facoltà di Lettere, scegliendo di seguire la sua passione per la letteratura e la scrittura.

Decisivo fu l'incontro con il critico letterario Giacomo Debenedetti che in quegli anni insegnava a Messina, e del quale Strati seguì le lezioni su Svevo e su Verga. Spinto da un compagno di studi, nel '53 fece leggere il proprio racconto La Marchesina a Debenedetti, che espresse immediatamente un giudizio favorevole. Incoraggiato da questo ed altri pareri autorevoli, Strati inizia a riordinare i primi racconti che andranno a formare il volume La Marchesina, Sempre in questo periodo Strati iniziò la stesura del suo primo romanzo La Teda.

Nel 1953 si trasferì a Firenze per preparare la tesi di laurea sulle riviste letterarie del primo ventennio del novecento. I suoi primi racconti apparvero sulle riviste Il Ponte, Paragone, e sul quotidiano Il Nuovo Corriere. Nel 1958 sposò Hildegard Fleig, una ragazza svizzera conosciuta a Firenze, e si trasferì in Svizzera dove visse fino al 1964, componendo i romanzi Mani Vuote e Il Nodo e molti racconti. Dal soggiorno elvetico, che Strati considerò sempre come una svolta nella sua narrativa, nacque anche il romanzo Noi Lazzaroni, pubblicato nel 1972. Nel 1977 con Il selvaggio di Santa Venere vinse il Premio Campiello. Dal 1964 visse a Scandicci, in provincia di Firenze, fino alla sua morte, nel 2014.

Nel 2010 la rivista letteraria Il Portolano ospitò un suo inedito, dal titolo «Le notti di Marisa», e gli dedicò un fascicolo monografico.

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